Nel 1929 Alfredo Zucchetti fonda a Zuccaro, in Valsesia, la Zucchetti Rubinetteria per la produzione, a livello artigianale, di rubinetteria gialla e valvole. Nel 1939 la fabbrica si trasferisce a Gozzano (No), lungo la direttrice del Sempione, segnando il passaggio ad una produzione di tipo industriale; inoltre, nel dopoguerra Alfredo amplia lo stabilimento e imposta la riconversione produttiva verso la rubinetteria sanitaria cromata. Alla fine degli anni Quaranta Mario Zucchetti assume la direzione dell’azienda - affiancato nel 1957 dal fratello Luciano – arrivando ad esportare i prodotti Zucchetti in tutto il mondo. Nel 1963 viene creato il “vitone unificato”, universalmente adottato per l'intera gamma di rubinetti in produzione. Nel 1970, a supporto della costante espansione produttiva, Zucchetti diventa Società per Azioni e fonda ad Antegnate (Bg) la seconda società del gruppo, la Zucchetti Mario, specializzata nello stampaggio a caldo dell’ottone. In questo stesso periodo inizia il rapporto fra Zucchetti e il mondo del design: nel 1975 Marcello Nizzoli disegna Zetamix 6000, il primo miscelatore monocomando con cartuccia a dischi in ceramica di produzione italiana.
Nel 1983 Zucchetti costruisce a Gattico (No) un terzo stabilimento, la Omez, per lo stampaggio di materie plastiche: con questa realizzazione l'azienda gestisce ora l'intero ciclo produttivo. Negli anni Ottanta la produzione si caratterizza per le serie dai colori accesi e dalle forme tornite, in particolare Coriandoli(1984). Nata da un'idea di Raul Barbieri e Giorgio Marianelli, la serie sdrammatizza le tradizionali e semplici linee della maniglia a quattro punte. Negli anni Novanta i due designer progettano anche la serie Delfi (1993), una citazione “fin de siècle” della classica maniglia a croce, e il miscelatore monocomando Oscar (1994). Nel 1996 Zucchetti reinventa un classico: Barbieri disegna la serie Avio, in cui la maniglia a croce assume le forme di un’elica d’aereo disegnata dal vento. Nel nuovo millennio assume la guida dell’azienda la terza generazione degli Zucchetti, che mira alla crescita internazionale (nel 2005 nasce Zucchetti China, ufficio commerciale con base a Shangai) e al potenziamento delle collaborazioni con progettisti di fama internazionale. Infatti, dal lavoro di Matteo Thun e di Antonio Rodriguez nasce nel 2001 la famosa serie Isy by Zucchetti, un sistema di rubinetteria essenziale, intercambiabile e modulare. La serie, basandosi sull’idea di nascondere alla vista tutto quanto non sia essenziale per l'erogazione dell'acqua, rivede le tradizionali tecnologie dei sistemi di rubinetteria. Il progetto Isy è un grande successo di pubblico e di critica e Isystick – pezzo emblema della collezione - ottiene diversi riconoscimenti internazionali, per esempio il Red Dot Award e la pubblicazione sull’ADI Index 2002.La collaborazione di Zucchetti con Matteo Thun ed Antonio Rodriguez prosegue con il progetto Bellagio del 2004. Rispetto ad Isy, Bellagio parla un linguaggio diametralmente opposto: prodotto raffinato, con uno sguardo all’art déco, vuole “mettersi in mostra”, interpretando lo stile “Dolce Vita”, aristocratico, esclusivo e cosmopolita. Nel 2003 viene presentata Aguablu, serie dalle forme geometriche e stilizzate disegnata da Barbara Sordina. Una bocca a sezione rettangolare lascia fluire un getto che ricorda quello dell’acqua allo stato naturale. Nel 2004 Ludovica e Roberto Palomba diventano art directors per Zucchetti e, nel 2005, presentano due nuovi prodotti:
Pan e Soft. Pan pone l’accento sul raccordo degli elementi orizzontali e verticali, per rendere il rubinetto il più naturale possibile, così dal corpo hanno origine la bocca erogatrice e la manopola. Il progetto Soft, invece, nasce dall’esigenza di trasferire la concezione di rubinetto da oggetto tecnico-funzionale a quello di complemento al servizio dell’architettura. Soft è un oggetto scultoreo, dalle ampie superfici piane che, come uno specchio, interagiscono riflettendo la luce di uno spazio, facendone così un oggetto che deriva dal mondo della moda: la lussuosa geometria di alcuni suoi dettagli fa pensare ai particolari di fibbie e cinture d’alta moda.