La forte crescita dell'industria chimica implica però un elevato livello di inquinamento delle acque, riscontrato sin dal primo decennio del '900, tanto che già nel 1912 gli abitanti danno vita a manifestazioni di protesta. Rifiuti e scorie industriali venivano gettati direttamente nei corsi d'acqua o sotterrati, provocando danni gravissimi alle falde acquifere.
Nel secondo dopoguerra il territorio savonese vive un'ulteriore espansione industriale, con una sempre più massiccia concentrazione di imprese nella zona di Vado, ormai area industriale centrale della provincia, e nella Val Bormida.