Camillo Olivetti nasce ad Ivrea (TO) il 13 agosto 1868 in un'agiata famiglia della borghesia ebraica torinese.
Dopo una severa formazione si iscrive al Politecnico seguendo brillantemente i corsi di Galileo Ferraris, scopritore del campo magnetico.
Nel 1891 si laurea in ingegneria e compie un soggiorno a Londra durante il quale lavora anche in una fabbrica. Aderisce inoltre alle idee socialiste e sviluppa specifici interessi per il federalismo, le autonomie locali e le riforme istituzionali democratiche. Nel 1893 segue Ferraris in America e vi si stabilisce per due anni in qualità di assistente di elettrotecnica alla Stanford University della California.
Al suo ritorno in Italia decide di intraprendere un cammino imprenditoriale autonomo. Nel 1896, con i due amici Dino Gatta e Michele Ferrero, costituisce ad Ivrea una fabbrica di strumenti di misura elettrici, la C. G. S, così chiamata dalle iniziali che sottintendono i nomi delle principali unità di misura: centimetro, grammo, secondo. Nel 1904 l'azienda si trasferisce a Milano;
tre anni dopo Camillo Olivetti ne lascia la direzione a Gatta e rientra ad Ivrea per impiantarvi una fabbrica per la realizzazione di macchine per scrivere: la "Ing. Camillo Olivetti e C." nasce il 29 ottobre 1908. Insieme a Domenico Burzio incomincia a studiare, a disegnare, a fucinare i pezzi del suo primo modello di macchina per scrivere, ispirandosi ai modelli che aveva potuto vedere durante il suo viaggio americano. La Olivetti M1 viene realizzata nel 1909 e presentata all'Esposizione Internazionale di Torino del 1911.
I primi anni Dieci segnano una grande espansione per l'Olivetti che apre filiali a Milano, Genova, Roma e Napoli. L'ingegner Camillo decide di non delegare la vendita a concessionari, ma di attuare un'organizzazione di distribuzione ed assistenza diretta, di cui lui stesso è il principale animatore; si reca infatti personalmente dai vari clienti e spesso si sostituisce al meccanico incaricato delle riparazioni. Nel 1914, alla vigilia della conflitto mondiale, Olivetti decide di attuare una riduzione della fabbricazione delle macchine da scrivere per dirigersi verso una produzione bellica realizzando parti di fucili, valvole per dirigibili, spolette, magneti per motori dell'aviazione. Negli anni Venti è impegnato in un'attività di rafforzamento delle capacità produttive aziendali;
crea una fonderia (1922), le Officine Meccaniche Olivetti - fondate nel 1926 per la produzione di macchine utensili - e dà impulso al primo nucleo di ricerca e sviluppo.
All'inizio degli anni Trenta si impegna per potenziare la struttura distributiva all'estero e, consolidata la presenza aziendale sul mercato, lascia la presidenza al figlio primogenito Adriano (1938). Continua però a seguirne le attività e gli sviluppi sia in campo produttivo, conservando all'interno delle Officine la sua vena di sperimentatore e di inventore, che in campo amministrativo e commerciale. Si dedica inoltre al continuo miglioramento dei servizi sociali per i dipendenti costruendo case, mense, asili e centri estivi. Di profonda fede socialista, e amico personale di Filippo Turati, Olivetti finanzia prima dell'avvento del regime fascista la diffusione di periodici di dibattito politico, contribuendovi personalmente con alcuni testi.
Durante la seconda guerra mondiale scrive e pubblica clandestinamente un opuscolo che propone radicali riforme in ambito sociale, economico-finanziario ed industriale. In seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943 deve abbandonare la propria casa di Ivrea per rifugiarsi nel biellese, dove muore il 4 dicembre dello stesso anno.
Contributo realizzato grazie ai materiali prodotti dall'Istituto di istruzione superiore "Camillo Olivetti" di Ivrea (TO).