Emilio De Benedetti nasce a Cherasco (CN) il 20 luglio 1873 da Giacomo e Celeste De Benedetti. Le buone condizioni economiche della famiglia gli consentono di portare a termine la carriera scolastica: si laurea in ingegneria industriale al Politecnico di Milano ed in ingegneria elettrotecnica a Torino.
Il suo primo incarico è quello di Direttore della Società italiana per applicazioni elettriche di Torino. Poco dopo diventa anche Direttore e, successivamente, Amministratore delegato della Società delle forze idrauliche del Moncenisio. Nel 1905 Emilio è tra i fondatori dell'Unione esercizi elettrici, società costituita l'11 febbraio di quell'anno a Torino, della quale viene nominato primo amministratore delegato. Tra 1905 e 1906 con Giovanni Agnelli, Louis Bonnefon Craponne, Giacomo Bosso ed altri imprenditori torinesi è alla testa dello schieramento che liquida il vecchio gruppo dirigente della Società promotrice dell'industria nazionale, ponendo così le basi per la costituzione, nel luglio del 1906, della Lega industriale di Torino. In un atteggiamento di critica nei confronti della condotta degli istituti di credito, De Benedetti avanza nel 1914 (con l'articolo "Per una cassa italiana di prestiti e riporti", pubblicato nella rivista "Nuova Antologia") la proposta di creare un "istituto di credito avente propria personalità giuridica e garanzia statale"; questo per venire incontro alle difficoltà finanziarie causate alle aziende industriali dalle emergenze della produzione bellica. Poche settimane dopo l'uscita dell'articolo, la Banca d'Italia istituisce il Consorzio sovvenzioni su valori industriali, nel cui ordinamento vengono ripresi alcuni degli elementi contenuti nel progetto di De Benedetti.
Nel corso della prima guerra mondiale Emilio diventa Amministratore delegato della Società delle cartiere meridionali, che ha sede a Torino e impianti a Isola del Liri (FR), Fibrero (FR) e Intra (VB). Il 16 novembre 1919 le elezioni politiche - vinte, nella provincia di Torino, dal partito socialista- decretano un importante successo per il Partito liberale economico, precedentemente creato da De Benedetti, Giovanni Agnelli e Giacomo Bosso per portare in Parlamento i rappresentanti del mondo industriale. Il 20 novembre 1919, De Benedetti viene eletto Presidente della Lega industriale. Contrario a ogni segno di cedimento - sia nei confronti della controparte sindacale sia nei riguardi del governo - rassegna le dimissioni il 20 settembre 1920. Il suo gesto è una forma di protesta per le posizioni di alcune associazioni industriali di categoria e della Confindustria, che manifestano la loro disponibilità ad un accordo coi sindacati.
Il 7 novembre 1920, De Benedetti viene eletto nel Consiglio Comunale; poco tempo dopo è nominato consigliere dalla Cassa di Risparmio di Torino. Nel gennaio del 1921 riceve la nomina a Vicepresidente di Confindustria e Presidente della sezione economica nel 1921 e nel 1922. Successivamente, e fino al 1932, è membro del Consiglio direttivo. All'inizio del 1922 con altri industriali - tra i quali Agnelli, Olivetti, Fornaca - sindacalisti riformisti e parlamentari socialisti partecipa al Comitato per le iniziative italo-russe, un organismo costituito per affrettare il ritorno alle normali relazioni commerciali tra i due paesi. Dall'agosto dello stesso anno, grazie ai rapporti instaurati con diversi finlandesi, diventa Console onorario di Finlandia a Torino. Sempre nel 1922 è nominato Vicepresidente dell'Associazione dei fabbricanti di carta e nel 1925 ne diventa Presidente; negli stessi anni è consigliere dell'Associazione fra le società italiane per azioni.
Nel giugno 1924 e nel maggio 1925 interviene sui problemi dell'industria cartaria in Italia al Consiglio superiore dell'Economia nazionale, di cui è divenuto membro; in particolare critica l'operato dell'amministrazione delle Finanze per la scarsa considerazione mostrata di fronte alle richieste degli industriali cartari.
Questa posizione vale ad annoverare De Benedetti in quel ristretto gruppo di industriali che mantengono ancora un atteggiamento di misurato distacco dal fascismo. All'inizio degli anni Trenta figura ai vertici di una dozzina di società. Diventa uno degli uomini di punta del gruppo S.I.P. (Società Idroelettrica Piemonte), Presidente delle Cartiere meridionali, della Cartiera Valvassori Valle di Lanzo, consigliere della Cartiera Aniene e di alcune imprese elettriche che riforniscono di elettricità gli impianti di queste società. L'amicizia che lo lega ad Agnelli lo spinge a partecipare alla gestione della società che costruisce la prima autostrada italiana, la Torino-Milano, inaugurata da Mussolini nell'ottobre del 1932. Col 1933 il numero delle cariche che De Benedetti ricopre in molte società si riduce notevolmente a causa del passaggio all'I.R.I delle partecipazioni industriali della Banca commerciale e del Credito italiano. L'emanazione delle leggi razziali obbliga De Benedetti, membro della comunità israelitica italiana, ad abbandonare l'Italia. Nel gennaio 1939 si rifugia con la moglie in Francia e nel giugno del 1940 fugge in Spagna, da dove raggiunge l'Uruguay.
Nel settembre del 1946 torna in Italia, dove assume l'incarico di console onorario dell'Uruguay a Torino. Rifiutate le proposte di riprendere possesso di molte cariche che deteneva prima del 1938, rimane alla testa di due sole imprese: la Cartiera di Germagnano e la Società idroelettrica Stura. Il 18 giugno 1956 muore a Torino.