Giovanni Battista Farina nasce a Torino, decimo di
undici figli, il 2 novembre 1893 da Giuseppe e Giacinta Vigna, giunti a Torino da Cortanze d'Asti. Essendo il minore dei maschi, in famiglia viene chiamato "Pinin", che in dialetto piemontese significa piccolo: a questo nomignolo resta definitivamente legato sino ad incorporarlo nel cognome. Terminate le scuole elementari, a dodici anni non ancora compiuti, comincia a lavorare negli Stabilimenti Farina, la piccola carrozzeria creata dal fratello maggiore Giovanni che ha imparato il mestiere da Marcello Alessio, uno dei più famosi carrozzieri torinesi.
Giovanni Battista, benché giovanissimo, è tra i più stretti collaboratori del fratello; arriva a trattare, a soli diciassette anni, con i massimi dirigenti Fiat, e durante la prima guerra mondiale, a dirigere le lavorazioni per la produzione di aerei "Aviatic", sua grande passione insieme alle automobili. Con la fine della guerra i Farina tornano ad occuparsi esclusivamente di auto e Pinin convince i fratelli della necessità di orientarsi verso la produzione in serie: si passa dalla lamiera battuta a mano a quella stampata. Proprio per rendersi conto del grande progresso nei sistemi di lavorazione americani, nel 1920 si reca negli Stati Uniti negli stabilimenti di Henry Ford che vorrebbe addirittura assumerlo alle sue dipendenze. Sempre nello stesso anno si sposa con Rosa Compasso; dall'unione nasceranno Gianna nel 1922 e Sergio nel 1926.
Rientrato in Italia, si impegna anche nelle corse, come alcuni anni dopo il nipote Giuseppe, ma le deve abbandonare nel 1928 perché nominato direttore degli Stabilimenti Farina. Nel 1930 lascia gli Stabilimenti Farina per fondare, con l'aiuto di altri soci, una propria azienda, la 'Società Anonima Carrozzeria Pinin Farina, che nasce il 22 maggio dello stesso anno. L'azienda ha immediatamente successo grazie all'appoggio di Vincenzo Lancia, che gli dà da carrozzare la "Dilambda", la più lussuosa delle sue vetture. Superati i gravi problemi economici comuni a tutte le imprese in conseguenza della grande crisi, l'azienda riprende a crescere, sino a raggiungere, nel 1939 una produzione di 800 vetture con 500 dipendenti. Gli anni della guerra vedono Pinin Farina, che è anche attivo nella Resistenza, impegnato in una serie di produzioni eclettiche, che vanno dagli autocarri e ambulanze, ai sedili per aerei, imbarcazioni di legno, cucine economiche, ecc. Terminata la guerra, nel 1947 ottiene una grandissima popolarità con la berlinetta "Cisitalia 202", esposta fin dal 1951 nel Museum of Modern Art di New York come "esempio di scultura in movimento".
Al Salone dell'auto di Parigi del 1948 Pinin Farina conclude un contratto di collaborazione con l'americana Nash-Kelvinator. Sarà lui in prima persona il testimonial dell'imponente campagna pubblicitaria che lancerà negli anni successivi l'auto negli USA: è la prima volta, nella sua storia, che l'industria automobilistica americana lancia il nome del disegnatore dei suoi prodotti. Il successo americano ha grande eco anche in Europa ed in Italia procurando a Pinin ordinativi e onorificenze, primo tra tutte la nomina a Cavaliere del Lavoro nel 1953.
Sono proprio queste le ragioni che convincono Enzo Ferrari a incontrare Pinin Farina nel 1951 e che porteranno l'anno successivo alla realizzazione di una carrozzeria su telaio tipo 212 Inter carrozzato Cabriolet. Nel 1954 la Britannica Royal Society of Art gli conferisce il titolo di Royal Designer for Industry; questo è anche l'anno della Giulietta Spider, la cui produzione, per la Alfa Romeo, sempre curata ma più accessibile, consente alla Carrozzeria Pininfarina di diventare un'impresa industriale. Il 6 giugno 1961 un decreto del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, in considerazione delle alte benemerenze sociali ed industriali di Giovanni Battista, autorizza la variazione del cognome in Pininfarina a tutti gli effetti civili e legali.
Sempre nel 1961, dopo 50 anni di lavoro, Pininfarina cede la direzione dell'azienda al figlio Sergio e al genero Renzo Carli, che assicurano la continuità della sua opera, sostituendolo sia come creatori che come capi d'azienda.
Dal questo momento in poi si dedica quasi esclusivamente al mecenatismo in campo artistico e sociale. Battista Pininfarina muore a Losanna il 3 aprile 1966; un mese prima, nella sua ultima uscita pubblica, presenzia all'inaugurazione del nuovo Centro Studi e Ricerche Pininfarina.