Ignazio Messina nasce a Genova nel 1903 da Giuseppe e Amalia.
Dopo gli studi di ragioneria si forma frequentando gli ambienti armatoriali della città. La famiglia infatti ha spostato nel capoluogo ligure la sede della propria società che effettua trasporti marittimi di derrate alimentari, petrolio e materiali da costruzioni su rotte italiane e internazionali.
Nel 1929 Ignazio succede al padre e costituisce così una società in accomandita semplice, la Ignazio Messina & C., che potenzia i collegamenti con la Libia ed effettua 3 partenze settimanali con scali in Sicilia e arrivi in vari porti quali Tripoli, Bengasi Sirte e Misurata. Parallelamente cerca un accordo con il regime fascista - con il quale non si schiera apertamente (prenderà la tessera solo nel 1939) - che gli consenta di utilizzare le opportunità offerte dalla politica di espansione coloniale. Durante il conflitto si concentra dapprima sulla conservazione della rete commerciale creata nel decennio precedente e, dopo il 1941, sull'utilizzo delle poche navi rimaste; due di esse,"Imperia" e "Tembien", vengono impiegate per il Ministero delle Comunicazioni e vengono silurate nel 1942.
Nello stesso anno propone direttamente a Mussolini un progetto di impresa corporativa che prevede la partecipazione agli utili anche dei dipendenti: il Duce risponde entusiasta, ma ben presto il progetto decade. L'attività di Messina, in questi anni, si orienta allora verso il cantiere di Pietra Ligure, che, acquisito tra il 1938 e il 1939, consente di effettuare riparazioni e progetti di sviluppo per il dopoguerra.
Sul piano della vita privata, a partire dal 1938, svolge una silenziosa opera di sostegno e protezione nei confronti di ebrei che, a causa delle leggi razziali, si trovavano in difficoltà.
Alla fine del conflitto, Ignazio Messina può contare solo su due navi rimaste indenni, il "Lido" e il "Goggiam"; la riorganizzazione della compagnia parte perciò dal cantiere di Pietra Ligure nel quale vengono costruite e varate nuove navi.
Nel biennio 1951-1952 avvia la costruzione di due navi "miste", cioè merci e passeggeri, intitolate ai suoi genitori: "Giuseppe Messina" e "Amalia Messina"; il ritardo nella liquidazione dei danni costringe però l'armatore a cedere le due imbarcazioni all'URSS, dove si reca nel 1952, in piena guerra fredda. Questo viaggio crea a Messina la fama di filo-comunista e gli costa la cancellazione della commessa ai Cantieri di Pietra Ligure di alcuni dragamine per la marina militare statunitense. A partire dalla metà degli anni Sessanta, alla gestione della Compagnia collaborano sempre più concretamente i figli di Ignazio Messina.
Sul finire del decennio, sfruttando il cambiamento della realtà commerciale ed economica italiana, si decide di intraprendere la trasformazione della flotta con l'acquisizione di navi-ponte. Preso atto che Genova e la classe imprenditoriale sembrano paralizzate dal sistema delle partecipazioni statali, che privilegiano l'industria siderurgica e le imprese a ciclo integrale, la Ignazio Messina si trasferisce a La Spezia, lasciando a Genova solo la direzione. Il suo fondatore, al termine di un periodo segnato da lutti famigliari, muore il 12 ottobre 1982.
Contributo realizzato grazie ai materiali prodotti dall'Istituto tecnico "San Giorgio" di Genova e dalla sezione staccata "C. Colombo" di Camogli (GE)