Riccardo Gualino nasce a Biella nel 1879 in una famiglia della media borghesia cittadina.
All'educazione cattolica e all'istruzione classica egli ben presto affianca l'apprendistato in azienda: a soli 17 anni, infatti, inizia a lavorare a Sestri Ponente nell'impresa del cognato Attilio Bagnara, che importa legname dagli Stati Uniti.
Nel primo decennio del Novecento, terminata l'esperienza ligure, Gualino continua ad operare autonomamente nell'ambito della lavorazione e della commercializzazione di legname, ma inizia anche una proficua collaborazione con i cugini Gurgo Salice di Casale Monferrato nel settore cementiero. Alla famiglia Gurgo Salice Gualino si lega inscindibilmente sposando, nel 1907, la cugina Cesarina da cui ha due figli, Renato e Listvinia, detta Lilli.
Nel periodo pre-bellico, l'imprenditore biellese cerca di estendere le sue iniziative all'estero, in Romania e Russia, nell'industria dei legnami e nel settore immobiliare; lo scoppio della guerra mondiale prima e della rivoluzione di Ottobre poi comportano l'abbandono di tali iniziative e gravi perdite. Grazie al sostegno finanziario della Banca Commerciale Italiana e di Giovanni Agnelli, Gualino riesce a risollevarsi e inizia ad investire capitali crescenti nel settore dei trasporti marittimi, operando tramite la
Società Marittima e Commerciale Italiana, fondata nel 1914, e la Società di Navigazione Italo-Americana (SNIA) che inizia l'attività nel 1917.
Se è vero che la principale creazione industriale di Gualino rimane la SNIA, convertitasi nei primi anni Venti alla produzione di fibre tessili artificiali, l'imprenditore biellese si interessa parallelamente ad altri business: dal cementiero al dolciario, dal chimico al tessile - abbigliamento, dalla produzione di pianoforti all'editoriale. Di particolare rilievo sono gli investimenti da lui effettuati nel settore dolciario: il 5 settembre 1924 si fa promotore della costituzione della società anonima UNICA, Unione Nazionale Industrie Cioccolato e Affini che, in breve, diventa un importante polo industriale di cui fanno parte numerose imprese operanti nel comparto dolciario e in quello delle bevande alcoliche, in grado di competere a livello internazionale. Gualino è molto attivo anche nel settore bancario, arrivando ad assumere il controllo di alcuni istituti di credito, il più importante dei quali è la Banca agricola italiana, acquistata nel 1921 e che nel tempo diventa il "forziere privato" di Gualino, dal quale egli attinse per finanziare le più svariate operazioni industriali e finanziarie.
Fallimentare è, invece, l'esito dei tre tentativi di scalata realizzati ai danni del Credito Italiano, i primi due compiuti con il partner Agnelli, l'ultimo da solo.
La collaborazione tra Gualino e Agnelli risulta particolarmente vantaggiosa per entrambi: nel 1920, i due industriali partecipano alla ricapitalizzazione della banca privata Jean de Fernex e C. e acquistano un terzo del pacchetto azionario della A. Frassati e C., editrice del quotidiano "La Stampa"; Gualino ricopre la carica di vicepresidente della Fiat dal 1920 al 1927, mentre Agnelli detiene la vicepresidenza della SNIA dalla costituzione della società fino al 1926.
La prima metà degli anni Venti rappresenta per le numerose attività che fanno capo all'imprenditore un periodo di successi e di generali attestati di stima, ma con il varo, da parte del governo, della "quota novanta" e il cambiamento della congiuntura economica, la situazione muta radicalmente. Conclusosi nel frattempo il sodalizio con Agnelli, Gualino cerca di far fronte alla crisi intensificando alcuni affari sul mercato francese, in unione con lo spregiudicato banchiere Albert Oustric, e investendo nel comparto del cuoio artificiale, ma tali strategie non si rivelano vincenti. Nel corso del 1929 viene alla luce la disastrosa situazione finanziaria della Banca agricola italiana e, l'anno dopo, Gualino è costretto a cedere il pacchetto azionario di controllo della SNIA e molte altre partecipazioni mobiliari per ridurre almeno in parte il suo ingente indebitamento.
Il collasso del trust Gualino, induce Mussolini ad assumere gravi provvedimenti nei confronti dell'imprenditore, reo non soltanto di aver provocato "grave nocumento all'economia nazionale", ma anche di aver espresso talvolta il suo dissenso nei confronti di alcune scelte di politica economica e di aver frequentato intellettuali antifascisti. Riccardo Gualino viene arrestato a Torino nel gennaio 1931 e condannato a cinque anni di confino.
Trascorre il periodo di isolamento prima sull'isola di Lipari, in seguito a Cava dei Tirreni, e viene definitivamente liberato, per iniziativa diretta di Mussolini, nel settembre 1932.
Trasferitosi a Roma alla fine del 1933, l'imprenditore riesce a rientrare in possesso delle azioni di una sua antica creazione, l'industria chimica Rumianca. In seguito, coadiuvato dal musicologo Guido Maggiorino Gatti, promuove la costituzione di una casa di produzione cinematografica, la Lux film che, dopo la guerra, finanzia numerose opere in stile neorealista, pellicole di successo dirette da registi come Pietro Germi, Alberto Lattuada e Mario Soldati.
Nel corso della sua vita, Gualino non manifesta interessi soltanto nell'ambito industriale e bancario, ma anche artistico.
La sua passione per l'arte lo spinge ad affidare la progettazione di immobili residenziali, teatri e palazzine per uffici ad architetti di fama. Nel 1910 Gualino e la moglie Cesarina, avvalendosi della competenza dell'ingegnere Vittorio Tornielli, fanno costruire a Cereseto, un piccolo borgo nei pressi di Casale Monferrato, uno sfarzoso castello di quasi 150 stanze, in stile neoquattrocentesco piemontese-lombardo. Guidato dal gusto estetico dello storico dell'arte e amico Lionello Venturi, si dedica al collezionismo, commissionando opere a pittori affermati, tra cui Felice Casorati - con cui stringe un forte legame - Gigi Chessa e Carlo Levi e realizzando una raccolta di gran pregio. La collezione, ancora oggi visibile in parte alla Galleria Sabauda di Torino, è costituita principalmente da mobilio, tappeti, dipinti, statue, ceramiche, oggetti di scavo, oreficerie.
Alla fine della guerra Gualino, attratto dai suoi affari che si concentrano sempre di più a Torino, si trasferisce nella palazzina di via Galliari. L'edificio, acquistato dai banchieri De Fernex, viene poi completamente distrutto durante il secondo conflitto mondiale. Per esternare il successo economico che lo gratifica in questo periodo, fa costruire in una nuova ala dell'abitazione un piccolo teatro sotterraneo, progettato dall'architetto Alberto Sartoris su idea di Felice Casorati, dove invita amici e collaboratori che possono così anche ammirare la collezione d'arte della villa attigua.
Considerato il successo del teatrino privato nel 1925 inaugura il Teatro di Torino, sorto sulle ceneri dell'antico e oramai decadente teatro Scribe di via Verdi, il cui cartellone presenta non solo opere musicali di autori classici, ma anche rappresentazioni di danza e di prosa ritenute all'epoca d'avanguardia. L'iniziativa riceve il plauso degli ambienti intellettuali cittadini, ma non riscuote altrettanto successo tra il pubblico e, dopo soli cinque anni, il teatro è costretto a sospendere l'attività.
Intanto Casorati, sollecitato e finanziato da Gualino, forma una scuola di pittura in via Galliari, presso la casa dell'industriale, che diventa il luogo di ritrovo della giovane borghesia intellettuale torinese. Grazie al suo sostegno finanziario nel 1929 nasce il gruppo de "I Sei pittori di Torino", composto da Nicola Galante, Jessie Boswell, Gigi Chessa, Francesco Menzio, Carlo Levi ed Enrico Paolucci, vicini alla scuola casoratiana e che fanno proprio il linguaggio espressivo di modernità europea ispirato all'Impressionismo francese.
Tra il 1928 e il 1931 si avviano i lavori per la costruzione di una villa sulla dorsale della collina torinese, che separa San Vito da Val Salice, ancora oggi nota come “Villa Gualino”, commissionata agli architetti romani Clemente e Michele Busiri Vici. L'abitazione, manifesto intellettuale della cerchia di artisti che si raccoglie intorno all'industriale, viene progettata per incorporare un teatrino privato di 200 posti. Esso, collegato alle sale espositive della collezione d'arte di Gualino, diventa anche un centro di studi d'avanguardia per l'arte drammatica e la lirica. L'arresto e il successivo invio al confino però impediscono il completamento del fabbricato, che rimane per alcuni anni in stato di abbandono fino ad essere trasformato in una colonia per le cure elioterapiche e, in seguito, divenuta proprietà della Regione Piemonte, in sede di alcuni centri di ricerca.
Colpito da infarto, Gualino muore a Firenze nel 1964.