Franco Marinotti nasce a Vittorio Veneto (TV) il 5
giugno 1891, primogenito di quattro figli. Alla morte del padre, avvenuta nel 1906, si dedica all'amministrazione dell'azienda di famiglia, specializzata nella produzione di alcolici, ma presto, viste le difficoltà, decide di affittarla e di trasferirsi a Venezia.
Dopo aver ottenuto il diploma di ragioniere Marinotti viene assunto come contabile alla Filatura Cascami di Seta di Milano. Nel 1912 la società gli propone un incarico più prestigioso prima presso la filiale di Varsavia, poi di Mosca, dove rimase fino allo scoppio della rivoluzione. Dopo la guerra, rimasto senza impiego, inizia a collaborare con numerose società occupandosi della compravendita tra l'Italia e la Russia di merci varie.
Nel 1921, Marinotti costituisce la CICE (Compagnia Italiana Commercio Estero) un'impresa che intrattiene relazioni commerciali con l'Unione Sovietica per conto di un centinaio di imprese industriali italiane. Tra queste spiccano Fiat, Pirelli, Marelli, Tosi, Lanificio Rossi, Linificio e Canapificio Nazionale. Nel 1923 Senatore Borletti, industriale milanese attivo in diversi settori, dal tessile al meccanico alla grande distribuzione, acquista la maggioranza azionaria della CICE, divenendone presidente. A partire da quel momento inizia tra Borletti e Marinotti, amministratore delegato della società, un forte sodalizio che prosegue nel corso degli anni.
Successivamente la CICE, viste le difficoltà derivanti dall'operare sulla piazza sovietica, inizia ad interessarsi ad altri mercati tra cui la Siria, la Palestina, la Mesopotamia, la Persia, l'Africa Occidentale, sebbene con scarsi risultati. Nel 1929 Senatore Borletti cede il pacchetto azionario di controllo della CICE ad un'impresa concorrente, la Italo Americana d'Esportazione. Poco dopo anche Marinotti, entrato in contrasto con la nuova proprietà, abbandona il suo incarico.
Conclusasi l'esperienza all'interno della CICE, Marinotti viene chiamato da Borletti a ricoprire l'incarico di direttore centrale della SNIA Viscosa. Ai vertici dell'impresa torinese rimane per più di trent'anni: nominato amministratore delegato nel 1934 e presidente nel 1939, ha un ruolo determinante nel processo di radicale ristrutturazione che riguarda la società nei primi anni Trenta. Grazie alla propensione all'innovazione di Marinotti, alla sua capacità di attuare uno scrupoloso controllo dei costi e di gestire in maniera oculata le risorse finanziarie in suo possesso la SNIA riesce a risollevarsi dalla crisi. Raggiunge infatti importanti risultati economici, puntando sulla coltivazione della canna gentile per ottenere cellulosa "nazionale" e sulla produzione di fibre corte e di lanital.
Dal punto di vista politico Marinotti è un convinto sostenitore di Mussolini e dell'ideologia fascista. Nel 1922 si iscrive al Fascio di Vittorio Veneto, tra il 1935 e il 1938 ricopre il ruolo di vice-podestà di Milano e nel 1940 di primo podestà di Torviscosa. Dal 1939 gli viene riconosciuto il titolo di Consigliere Nazionale.
Prese le distanze da Mussolini, soprattutto dopo l'8 settembre 1943, Marinotti è in seguito arrestato dagli uomini della Repubblica Sociale e tenuto in carcere per 21 giorni. Dopo il rilascio, continua a sentirsi in pericolo e si rifugia in Svizzera; rientrato in Italia, nell'immediato dopoguerra, viene arrestato dal CLNAI e sottoposto a processo di epurazione. Condannato alla sospensione per sei anni dalle funzioni di amministratore delegato, Marinotti, grazie all'intercessione di alcuni esponenti del mondo politico, viene presto riabilitato.
Nel 1947 rientra a pieno titolo nella SNIA; questa dopo aver consolidato la sua posizione nell'industria dei filati artificiali, intraprende con successo la fabbricazione di fibre sintetiche, estendendo il suo raggio d'azione nei paesi extraeuropei. Al tempo stesso la SNIA conduce una politica di diversificazione degli investimenti, iniziando ad operare nei settori meccanico, cotoniero, elettrico. Marinotti muore a Milano il 20 novembre 1966 all'età di 75 anni.