Aristide Faccioli nasce a Bologna nel 1848, ma si trasferisce presto a Torino dove frequenta il Politecnico e si laurea in ingegneria. Sin da giovane si dedica allo studio del motore a scoppio, conseguendo nel corso degli anni importanti risultati. Nel 1883 brevetta un motore a gas a doppio effetto; nel 1891 consegue il brevetto per l'applicazione di motori ad idrocarburo su vetture e nel 1895 quello sui perfezionamenti di motori a quattro tempi.
Nel 1898 Giovanni Battista Ceirano gli affida la carica di direttore tecnico della sua neonata azienda automobilistica. Nel 1899 realizza la sua prima automobile: una vetturetta, denominata Welleyes, con motore orizzontale a due cilindri di 663 cc., che riscuote immediato interesse. Nel luglio dello stesso anno nasce la Fiat; questa, con l'intento di fabbricare e commerciare vetture su scala industriale decide di assorbire la Ceirano & C., i suoi brevetti e il suo personale; Faccioli diventa così il primo direttore tecnico della Fiat.
Il suo operato è cruciale per l'inizio dell'attività: progetta infatti la Fiat 3½ HP, praticamente identica alla precedente Welleyes, fatta eccezione per il motore bicilindrico posto trasversalmente rispetto al telaio, in posizione orizzontale e posteriore. Tra il 1900 e il 1901 realizza anche altri modelli tra cui la "Tipo 6 corsa", la "tipo 8"e la "Tipo 10HP". Nello stesso periodo però la Fiat scioglie il contratto con Ceirano e diventa critica la posizione di Faccioli, che pur essendo molto abile nella progettazione non viene ritenuto in grado di guidare e seguire una produzione industriale. Nel 1901 c'è la rottura definitiva; dopo la nomina, caldeggiata da Giovanni Agnelli, di un secondo direttore tecnico, Enrico Marchesi, Faccioli rassegna le proprie dimissioni.
Terminato il rapporto con la Fiat Faccioli fonda, nel 1902, la Ing. A. Faccioli & C. per produrre motori automobilistici e marini; a questi si aggiungono nel 1905 alcune vetture da 12, 16 e 24 HP e omnibus per servizi pubblici. Nel 1906 la società viene sciolta e rifondata con il nome Società Faccioli Ferro Rampone; essa si occupa di produzione di radiatori e messa a punto di motori. Nel 1908, liquidata l'attività, Faccioli abbandona la libera iniziativa per passare alle dipendenze della SPA e occuparsi esclusivamente di progettazione aeronautica. Dai suoi progetti, che tengono anche conto del testo da lui scritto nel 1895 "Teoria del volo e della navigazione aerea", nascono nel 1909 un triplano, collaudato con
scarso successo dal figlio Mario, e un biplano con cui vengono effettuati numerosi voli di prova.
Anche questa volta però l'operato di Faccioli non trova particolare seguito; abbandona quindi la meccanica per dedicarsi a studi filosofico-religiosi. Muore a Torino nel 1920.