Adolfo Ravinetti, architetto nato a Roma nel 1884, esordisce adolescente nel mastodontico cantiere del Palazzo di Giustizia della capitale (1888-1910), essendo stato messo a bottega presso Guglielmo Calderini.
Ravinetti, che aveva manifestato una naturale disposizione per il disegno, viene educato attraverso l'esercizio del mestiere. Il padre Felice è uno dei protagonisti dello sviluppo urbano della Roma umbertina.
La sua attività di progettista e costruttore si gioca prevalentemente nell'area tra via delle Quattro Fontane e via del Vicinale, collegandosi all'ondata speculativa dell'Impresa dell'Esquilino. A causa del tracollo finanziario dell'impresa paterna, Adolfo Ravinetti segue poi la famiglia in Messico (1900-1902), dove con il padre Felice si occupa della costruzione del teatro Peon Contreras e del Palazzo del Governo di Merida nello Yucatan.
Nel 1903, dopo il rientro in Italia, è nella Torino-liberty di Pietro Fenoglio, insieme al giovane Gottardo Gussoni, prima di trasferirsi a Savona, in qualità di collaboratore dell'ingegnere Alessandro Martinengo.
Il soggiorno savonese durerà fino al 1915 quando si proporrà all'Ansaldo, trasferendosi così a Genova per dare inizio alla sua avventura più grande. Nell'arco di tre anni o poco più (1915-1918) vi riuscirà ad elaborare una quantità impressionante di progetti ed un numero altrettanto vasto di realizzazioni, in gran parte, se non esclusivamente, di tipo industriale: si tratta di un fatto di per sé rilevante quanto a dimensioni, sebbene trascurato, che non trova facilmente riscontro né in Italia né in Europa.
Nel periodo ansaldino Ravinetti lavora con imprese costruttrici importanti, che si avvicendano agli appalti dei vari stabilimenti, tecnologicamente all'avanguardia, come quella dell'ingegnere Antonio Porcheddu, la prima concessionaria e la principale agente del “sistema Hennebique” per l'Alta Italia, che nel 1916 era già stata scelta per l'Officina Presse e Proiettili di Sampierdarena. Queste relazioni gli saranno utili anche dopo, quando dapprima si occuperà del progetto per la Grande Galleria della Vittoria in Genova e poi accederà al ruolo di imprenditore, insieme alla Società Edile Industriale Felice Visetti, per la sistemazione della Spianata del Bisagno (1919).
Sebbene nel 1929 abbia acquisito, finalmente, il titolo di architetto, riuscendo così a legalizzare la propria attività professionale, ed abbia costruito, di lì a poco, il suo più importante complesso residenziale genovese, ossia l'organismo che si compone di due palazzi prospicienti corso Buenos Aires, porticati e tra loro collegati, comprendente all'interno una sala teatrale e cinematografica (1930), incontrerà via via un'ostilità sempre più dura da parte del regime fascista, fino al più totale isolamento. Allora si dedicherà alla fisica, con uno studio prolungato sul “motore atmosferico” che è la macchina che dovrebbe operare la trasformazione dell'energia atmosferica (pressione) in energia cinetica. Quando Adolfo Ravinetti muore a Genova, nel 1967, è già stato, quasi da tutti, dimenticato.