La Fratellanza militari in congedo di Asti è una delle associazioni a carattere solidaristico che nascono negli ultimi decenni dell'Ottocento tra ex militari che avevano partecipato alle campagne risorgimentali e contro il brigantaggio. Nata il 1° aprile 1883, si rivolge a tutti i congedati sino all'età di 50 anni (non solo a quelli in congedo illimitato) e a quelli di seconda e terza categoria. Il suo Statuto sociale, all'articolo 1, pone come primo scopo dell'associazione il mutuo soccorso, la promozione dell'istruzione, la moralità e il benessere generale dei soci. L'11 novembre 1883 si tiene l'inaugurazione del vessillo sociale della Fratellanza; questo è il primo caso in cui si sostituisce la formula del battesimo religioso dello stendardo con l'inaugurazione davanti alle autorità civili.
La Fratellanza, che ha subito successo e da 112 soci fondatori passa a 189 l'anno successivo, è perfettamente inserita nel solco della tradizione e profondamente legata alla monarchia. Dato il carattere dell'istituzione, una rappresentanza della Società, è sempre presente con la bandiera all'arrivo delle autorità, specie se militari, e all'inaugurazione di monumenti patriottici. Nel 1885 gli iscritti sono 235 e la Società inizia ad avere visibilità ed importanza; nello stesso anno si registrano anche i primi dissidi interni dovuti al tentativo, fallito, di alcuni soci di dare una svolta filo-socialista all'associazione.
Tra il 1887 e il 1889, a causa della crisi economica, molti astigiani emigrano in America e il numero dei partecipanti alla Fratellanza diminuisce. I soci scendono da 299 a 275. Gli anni Novanta vedono l'Italia impegnata nelle guerre coloniali in Africa. Tra il 1895 e il 1896 la Fratellanza si prodiga ad aiutare le famiglie dei soldati italiani morti nelle battaglie di Amba Alagi e Adua e i bersaglieri che devono partire per il fronte.
La Società, che vede nuovamente aumentare i suoi iscritti, continua perciò le attività di mutuo soccorso e di solidarietà verso la popolazione.
Nel 1902 viene acquistata e adibita a sede sociale Casa Tinelli, in via Solari. In questo periodo si assiste ad una ulteriore crescita degli iscritti, che diventano 680 nel 1903 e salgono a 810 nel 1908, e a un cospicuo incremento delle entrate grazie non solo alle quote ordinarie ma anche alle donazioni. Tutto ciò determina inoltre la necessità di apportare, sempre nel 1908, alcune modifiche allo Statuto. Gli anni della prima guerra mondiale sono particolarmente difficili per la Fratellanza, perché calano le entrate e il numero degli iscritti scende a quota 711; nonostante tutto si riesce ugualmente, specie grazie ai lasciti, a non interrompere l'assistenza ai soci, agli anziani e alle famiglie.
Negli anni Trenta e Quaranta la Fratellanza si deve adeguare al fascismo, uniformandosi alle richieste e alle direttive imposte. A differenza di altre società però la Fratellanza non viene sciolta in quanto il suo vicepresidente, Giovanni Piras, è vicino al regime. Nel 1926, allo scopo di eliminare la vecchia rete di solidarietà, vi è una revisione dello Statuto e l'adesione all'Ente nazionale fascista della cooperazione, il quale di fatto dal 1928 al 1945 è in stretta relazione con l'amministrazione della Società. Da esso infatti arrivano tutte le direttive economico-amministrative e per suo tramite si acquistano i medicinali necessari per l'assistenza ai soci.
Alla fine della guerra la Società conta pochi soci, ha poche prospettive di incrementarne il numero. Negli anni Cinquanta non si registrano eventi rilevanti all'interno della Fratellanza, a sottolineare una normalità che coincide con la sopravvivenza della Società. L'aumento del costo della vita rende inattuali i sussidi e l'assistenza prestata si rivela progressivamente inadeguata alle reali necessità.Solo a partire dalla fine degli anni Novanta, grazie al presidente Roberto Giacomelli, la Fratellanza conosce un vero e proprio rinnovamento reso possibile dalla collaborazione instaurata con l'Assessorato alla cultura della Regione Piemonte che nel 1990 ha emanato una legge per recuperare il patrimonio edilizio delle Società di Mutuo Soccorso.
L'obiettivo per il futuro è di intrecciare nuovamente la storia della Società con quella cittadina e valorizzare il patrimonio storico del mutuo soccorso.