L'accordo che chiude la lotta dei 35 giorni con la sospensione di 23 mila dipendenti viene vissuto dalla parte più militante del sindacato come una bruciante e irreparabile sconfitta. Inoltre, i dirigenti nazionali saliti a Torino per illustrare i termini dell'intesa vengono duramente contestati dall'assemblea dei delegati.
Questi avvenimenti contribuiscono a spegnere le tensioni e ad accelerare il ritorno alla normalità produttiva: si riducono fino a scomparire gli episodi di microconfittualità mentre l'assenteismo, giunto a sfiorare negli ultimi anni il 15%, rientra nei limiti fisiologici del 3%.