L'impresa dapprima entra in amministrazione controllata; quindi, nel gennaio del 1952, annuncia la concessione di un mutuo di 2 miliardi da parte dell'IMI a patto di un azzeramento del capitale di 1 miliardo e successiva ricostituzione a 600 milioni.
Nella crisi bruciano rilevanti capitali, appartenenti soprattutto a piccoli risparmiatori, ed una quota cospicua di posti di lavoro: dal dicembre 1949 al dicembre 1952 gli occupati nei due stabilimenti passano da 4.500 circa (numero massimo di tutto il dopoguerra) a 1.346.